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Lord Byron and the Marmore waterfall

LORD BYRON AND THE MARMORE WATERFALL

CHILDE HAROLD’S PILGRIMAGE

IV canto

LXIX

The roar of waters! — from the headlong height

Velino cleaves the wave-worn precipice;

The fall of waters! rapid as the light

The flashing mass foams shaking the abyss;

The hell of waters! where they howl and hiss,

And boil in endless torture; while the sweat

Of their great agony, wrung out from this

Their Phlegethon, curls round the rocks of jet

That gird the gulf around, in pitiless horror set,

LXX

And mounts in spray the skies, and thence again

Returns in an unceasing shower, which round,

With its unemptied cloud of gentle rain,

Is an eternal April to the ground,

Making it all one emerald: — how profound

The gulf! and how the giant element

From rock to rock leaps with delirious bound,

Crushing the cliffs, which, downward worn and rent

With his fierce footsteps, yield in chasms a fearful vent

LXXI

To the broad column which rolls on, and shows

More like the fountain of an infant sea

Torn from the womb of mountains by the throes

Of a new world, than only thus to be

Parent of rivers, which flow gushingly,

With many windings, through the vale: — Look back!

Lo! where it comes like an eternity,

As if to sweep down all things in its track,

Charming the eye with dread, — a matchless cataract,

LXXII

The Horribly beautiful! but on the verge,

From side to side, beneath the glittering morn,

An Iris sits, amidst the infernal surge,

Like Hope upon a death-bed, and, unworn

Its steady dyes, while all around is torn

By the distracted waters, bears serene

Its brilliant hues with all their beams unshorn:

Resembling, ‘mid the tortures of the scene,

Love watching Madness with unalterable mien.

 

CHILDE HAROLD’S PILGRIMAGE

IV canto

LXIX

Rimbombo di acque! Dalla scoscesa altura il Velino

fende il baratro consunto dai flutti. Caduta di acque!

Veloce come la luce, la lampeggiante massa

spumeggia, scuotendo l’abisso. Inferno di acque! là

dove queste urlano e sibilano e ribollono nell’eterna

tortura; mentre il sudore della loro immane agonia,

spremuto da questo loro Flegetonte, abbraccia

le nere rocce che circondano l’abisso,

disposte con dispietato orrore,

LXX

e sale in spuma verso il cielo, per ricaderne in un

incessante scroscio, che, con la sua inesausta nube

di mite pioggia, reca un eterno aprile al terreno

attorno, rendendolo tutto uno smeraldo: – quanto

profondo è l’abisso! E come di roccia in roccia

il gigantesco Elemento balza con delirante salto,

abbattendo le rupi che, consunte e squarciate

dai suoi feroci passi, concedono in abissi

uno spaventoso sfogo

LXXI

alla poderosa colonna d’acqua che continua a fluire

e sembra piuttosto la sorgente di un giovane mare,

divelto dal grembo di montagne dalle doglie

di un nuovo mondo, che non soltanto la fonte di fiumi

che scorrono fluenti in numerosi meandri attraverso

la valle! Volgiti indietro! Vedi, dove esso si avanza

simile ad una Eternità, quasi che dovesse spazzar via

tutto ciò che trova sul suo cammino, affascinando

l’occhio col Terrore – impareggiabile cateratta,

LXXII

orribilmente bella! ma sul margine, da una parte

all’altra, sotto lo scintillante mattino, posa un’iride

tra gli infernali gorghi, simile alla Speranza presso

un letto di morte, e, inconsunta nelle sue fisse tinte,

mentre tutto là attorno è dilaniato dalle acque

infuriate, innalza serenamente i suoi fulgidi colori

con tutti i loro raggi intatti, e sembra, tra l’orrore

della scena, l’Amore che sorveglia la Follia

con immutabile aspetto.